Arci Como Web Tv/ Palinsesto/ Abby Basiouny/ Giornata Nazionale dell’Obiezione di Coscienza e del Servizio Civile

ArciComoWebTv oggi dedica questa puntata alla Giornata Nazionale dell’Obiezione di Coscienza e del Servizio Civile. Giornata molto importante per ricordare tutto l’aiuto e il contributo che i volontari e i sostenitori di Arci ogni hanno danno a chi ne ha bisogno. Primo fra tutti fu Pietro Pinna ad rifiutarsi di prestare servizio verso la leva militare e da qui nacque il termine <<Ragione di coscienza>> che successivamente venne rinominata <<obbiezione di coscienza>>. Pietro venne chiamato alle armi alla fine del 1948, sì era presentato in caserma presso “la Scuola allievi ufficiali di Lecce” e aveva iniziato il servizio per poi obiettare il giorno del giuramento. Escluso dal corso fu inviato, per adempiere ai suoi obblighi, al I C.A.R. di Casale Monferrato, dove ripeté la sua obiezione e per questo venne mandato a processo. All’udienza del 30 agosto parteciparono come testimoni a favore di Pinna, Aldo Capitini, fondatore del Movimento Nonviolento, e l’on. Umberto Calosso, già membro della Costituente, che di lì a poco avrebbe presentato il primo progetto di legge sul riconoscimento dell’obiezione di coscienza in Italia. La sentenza viene emessa il 30 agosto con la condanna a 10 mesi di reclusione, col beneficio della sospensione condizionale della pena e della non iscrizione al casellario. Pinna non dovette così scontare i mesi della pena in carcere (aveva comunque già avuto sette mesi di detenzione pre-processuale), ma fu subito richiamato al servizio militare e, dopo un nuovo rifiuto, nuovamente processato. Il 5 ottobre 1949 il Tribunale Militare di Napoli, in un processo per direttissima, condannò nuovamente Pinna per il suo continuato rifiuto e lo inviò alle carceri di Sant’Elmo per otto mesi di reclusione. Il 29 dicembre venne liberato in virtù dell’amnistia indetta per l’Anno Santo, nonostante il giovane si fosse rifiutato di firmare il condono. Nel gennaio 1950, ancora un richiamo di leva e viene mandato a Bari per riprendere il servizio militare. Obietta di nuovo, ma questa volta, invece di essere arrestato, viene sottoposto a una visita medica al termine della quale il dottore compila una cartella nella quale attesta una “nevrosi cardiaca”. Così il 12 gennaio Pinna, perfettamente sano, viene riformato per motivi di salute e quindi congedato. In seguito divenne uno dei più stretti collaboratori di Capitini, con cui organizzò la prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi nel 1961, e le tre successive; continuò ad operare nel Movimento nonviolento per tutta la vita, diventandone segretario nazionale dal 1968 al 1976. Fu direttore responsabile della rivista Azione Nonviolenta fino alla morte, sopraggiunta il 13 aprile 2016. Il 14 dicembre 1972 fu emanata dal Parlamento italiano la prima legge (n. 772) che riconosce per la prima volta in Italia l’obiezione di coscienza al servizio militare obbligatorio. L’approvazione della legge ci fu prima di Natale, così da permettere a molti obiettori di coscienza che erano in carcere di essere liberati in vista delle festività, nasce grazie alla protesta e al digiuno di centinaia di pacifisti, nonché con l’accelerazione imposta dal Presidente della Camera, Sandro Pertini, che il 4 dicembre 1971 aveva proposto di affidare il progetto di legge, già passato al Senato, alla Commissione Difesa in sede deliberante, evitando una lunga discussione in Aula. Tra gli elementi di novità, ma anche quelli più contestati dal mondo nonviolento e pacifista italiano, fu proprio il fatto che l’obiezione risultò come “beneficio” concesso dallo Stato e non come diritto, che le domande presentate dai giovani obbligati alla leva fossero valutate da una commissione, definita già allora “tribunale delle coscienze”, che la durata del servizio civile sia maggiore di 8 mesi rispetto a quella del servizio militare e che la gestione di chi rifiutava la divisa venisse affidata proprio al Ministero della Difesa. L’8 luglio 1998 venne emanata la legge n. 230 mentre venne abrogando la precedente legge n. 772/1972, e riconosciuta per la prima volta il diritto all’obiezione di coscienza, configurando la stessa non più come un beneficio concesso dallo Stato, bensì come un diritto della persona. Pertanto, tale diritto non è religiosamente orientato, vale a dire che non impone all’obbiettore né di appartenere ad una specifica confessione religiosa contraria in linea di principio al servizio di leva né di professare pubblicamente la propria eventuale appartenenza. L’essere obiettori di coscienza al servizio militare obbligatorio comportava tuttavia alcune conseguenze sullo stato giuridico, come conseguenza l’irrinunciabilità di tale status c’era l’impossibilità di ottenere la licenza di porto d’armi in Italia e di essere reclutato nelle forze armate italiane e nelle altre forze di polizia italiane. Tali limitazioni permasero tuttavia con la riforma del 1998, benché altre disposizioni potenzialmente discriminatorie vennero però eliminate da tale legge. Inoltre, l’essersi dichiarati obiettori poteva rendere molto difficile lavorare nel campo dell’industria della difesa. Questo cambiò con l’emanazione della legge 2 agosto 2007 n. 130 che rese tuttavia possibile esercitare la rinuncia allo stato di obiettore; infatti la norma modificò la legge del 1998, stabilendo che l’obiettore ammesso al servizio civile, decorsi almeno cinque anni dalla data in cui è stato collocato in congedo secondo le norme previste per il servizio di leva, potesse rinunziare allo status di obiettore di coscienza presentando apposita dichiarazione, non revocabile, da inoltrare all’Ufficio nazionale per il servizio civile, facendo così venire meno le limitazioni residue della legge n. 230/1998 e ponendo fine in modo effettivo a talune discriminazioni cui obiettivamente andavano incontro i cittadini che avessero scelto di prestare il servizio civile in lungo dove si sarebbe dovuto prestare servizio militare.

Il canale youtube robbirossi ci mostra un video di Pietro Pinna che ci parla della sua obiezione di coscienza, della sua lotta contro la leva militare per la quale avrà una vita estremamente difficile tra accuse, processi e prigionia in svariati carceri dell’Italia.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 15° anniversario dell’istituzione del Servizio Civile Nazionale, ha incontrato al Quirinale una delegazione di rappresentanti e di volontari. Dopo la proiezione di un video sull’attività svolta dal Servizio Civile Nazionale, e l’intervento del Presidente della Consulta Nazionale del Servizio Civile, Giovanni Bastianini, il conduttore Franco Di Mare, ha intervistato sette volontari impegnati in diverse aree: Jacopo Azzimondi, Sergio Crisci, Edda Maria D’Amico, Domenico Stazione, Francesco Violi, Dost Mohammad Jafari, Sara Cappelletti e il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti. Successivamente il Capo dello Stato ha pronunciato un discorso .

<<SIGNORNO! Obiezione di Coscienza story>> è il primo documentario sull’obiezione di coscienza al servizio militare in d’Italia, realizzato dal laboratorio Inquadrati del Csv di Belluno. Il video racconta la dimenticata storia dell’obiezione di coscienza che ha dato vita al servizio civile come lo conosciamo oggi. Ospiti della serata il reporter di fanpage.it Saverio Tommasi e la musicista cadorina Erica Boschiero, con l’accompagnamento di Enrico Milani al violoncello e Luca Marchioro alla voce narrante. Nel documentario, inoltre, si ha alcune testimonianze di quelli che allora vennero soprannominati obbiettori di coscienza e giudicati solo perché non vollero presentare servizio militare in quando ripudiavano la guerra in tutte le sue sfaccettature.

La pagina facebook Csv Belluno ci da la possibilità di poter guardare questo docu-film per capire meglio la storia del Servizio Civile in contrasto verso la leva militare allora obbligatoria.

All’inizio degli anni ’60 ci furono i primi casi di obiettori cattolici che dichiarano di voler vivere integralmente la non violenza evangelica, espressa dai comandamenti “non uccidere” e “ama il prossimo tuo come te stesso”.
Il primo cattolico che basò il suo rifiuto su motivi di fede fu Gozzini nel 1962, seguito da padre Balducci che fu attaccato dalla chiesa ufficiale e difeso da don Milani che, in questa occasione, scrisse l’opuscolo “L’obbedienza non è più una virtù”. I due sacerdoti, Padre Ernesto Balducci e Don Lorenzo Milani, vennero processati per apologia di reato. Don Milani, nel frattempo deceduto (1967), subì l’onta della condanna. Il resto della chiesa sembrò disinteressarsi al problema.
Questi processi scossero l’opinione pubblica e portarono alla ribalta il problema dell’obiezione di coscienza, registrando importanti prese di posizione a favore dell’OdC. Di fatto, l’11 febbraio 1965, don Milani legge un comunicato stampa dove un gruppo di cappellani militari della Toscana in un comunicato emesso in occasione dell’anniversario della conciliazione tra Stato e Chiesa aveva attaccato gli obiettori di coscienza, sostenendo che l’obiezione è un insulto alla patria e un atto di viltà. Così nasce la famosa Risposta di Don Milani ai cappellani militari <<Auspichiamo tutto il contrario di quello che auspicate voi>> è la presa di posizione di don Milani che critica la dottrina dell’obbedienza ad ogni costo. Rinviato a giudizio insieme al direttore del giornale Rinascita, Luca Pavolini, che aveva pubblicato la lettera, don Milani, gravemente malato, fin dal 1960 colpito dai primi sintomi del tumore, non riesce a partecipare al processo, ma la conferma del suo atteggiamento si trova nella nota Lettera ai giudici. Il processo, iniziatosi il 30 ottobre 1965, si conclude con l’assoluzione di Pavolini e don Milani. In appello, il 28 febbraio 1968, alcuni mesi dopo la morte del prete (28 ottobre 1967), i due vengono condannati per il «reato di obiezione di coscienza». Nonostante la malattia, dedica gli ultimi anni della vita al suo vero amore, la scuola. La Lettera a una professoressa, apparsa nel maggio 1967, è l’ultimo atto d’amore per gli umili al loro riscatto aveva impegnato la sua esistenza. La visione milaniana dell’obiezione di coscienza poggia su una concezione della democrazia intesa come nonviolenza e come partecipazione. Nella Lettera ai cappellani militari egli rivendica il diritto dei poveri a combattere gli oppressori e i ricchi con le uniche armi che egli approva, vale a dire lo sciopero e il voto. Inoltre afferma con forza che la democrazia rappresenta il più alto tentativo dell’umanità di dare, anche su questa terra, libertà e dignità umana ai poveri.

Il canale youtube ALETHEIA INCONTRI con la partecipazione di Alessando D’Alessio e Sergio Tanzarella, attraverso due video, ci raccontano la storia di don Milani e della sua obiezione di coscienza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.