1 gennaio/ Canarie: tragica rotta atlantica verso l’Europa

C’è una rotta dei migranti che nel 2020 ha visto aumentare considerevolmente, quasi del 600 per cento, – secondo i dati dal Ministero degli interno spagnolo – il proprio flusso. è la rotta che collega l’Africa alle isole Canarie, “La ruta Canarie”. Le Canarie sono delle isole di origini vulcaniche, situate nell’oceano Atlantico, davanti alla costa dell’Africa e al Sahara. Oggi le Canarie formano una comunità autonoma, parte del Regno di Spagna. I suoi abitati si sentono ponte fra Europa, America e Africa, con una cultura molto ricca e un sentimento di identità proprio. La Spagna lo considera un territorio transcontinentale: le isole hanno formato parte del paese per più di cinquecento anni e i suoi abitanti sono cittadini di pieno diritto, ma nel 2011 l’Unione africana ha individuata nelle Canarie un futuro possibile membro, definendole «territorio africano sotto occupazione di una potenza straniera». Infatti meno tre quarti della popolazione delle Canarie è nata nell’arcipelago: un quinto degli abitanti è infatti costituito da immigrati stranieri, cui si sommano numerosi cittadini spagnoli provenienti da altre regioni del Paese.

Le isole sono una rotta di migrazione soprattutto verso Europa e non è un itinerario nuovo, ma che aveva già segnato un record nel recente passato: nel 2016 erano state oltre 300 mila le persone sbarcate sulle coste delle sette isole spagnole.

Un flusso diminuito con il tempo, tornato in auge dopo il trattato di collaborazione tra il Marocco e Spagna. che, a suon di 140 milioni di euro, ha contribuito a bloccare le partenze delle enclave spagnole in terra africana , Ceuta e Melilla, verso l’Europa. Svuotando quella lingua di mare che separa la costa marocchina dalla spagnola. Tratto che, nel più nord del Marocco, dista meno di otto miglia marine, cioè 14 chilometri. Distanza che non si può attraversare a bracciate, ma che risulta comunque agevole da percorrere anche con piccole imbarcazione, come spesso capita con gommoni di fortuna e scarsa qualità.

Migranti e sbarchi, Frontex: le Canarie sono la “nuova Lampedusa” - La  Stampa

Roberto Basterreche, responsabile del Centro di controllo e salvataggio marittimo di Las Palmas, a Gran Canaria, ha raccontato al El Paìs  « i migranti arrivano principalmente dal Marocco, dalla Mauritania e dal Senegal, su barche che in media trasportano 20 persone. Buona parte delle imbarcazioni proviene invece dal porto di Dakhla, nel Sahara occidentale, una vastissima regione contesa sia dal Marocco sia dal Fronte Polisario, un’organizzazione militare e politica che rappresenta il popolo locale dei Sahrawi».

Tuttavia l’accordo “Salvamento marìtimo” , siglato nel febbraio 2019 dal governo di Piero Sanchez, ha sposato più a sud – dal Marocco a Mauritania, Gambia e Senegal – i porti e il flusso delle partenze. D’altra parte era proprio questa la finalità del trattato: attivare una strategia condivisa per fermare il traffico di migranti. Prevendendo un supporto alla guardia costiera marocchina che si impegna a riportare indietro coloro che partiti da poco, sono ancora in prossimità delle coste africane, e ad accogliere nei porti i migranti che sono riusciti a raggiungere le acque territoriale spagnole. Spagna si spinge inoltre a fermare migrazione e negozia incentivi economici col Senegal per far tornare a casa chi sbarca.

Secondo Euronews «La visita della ministra degli esteri spagnola Arantxa Gonzalez Laya in Senegal è l’ennesima offensiva di charme di un Paese europeo per frenare l’immigrazione». I due paesi, durante la visita della ministra spagnola, hanno siglato un accordo sui contribuiti sociali che prevede un sostegno economico, messi sul piatto del paese iberico, che servono soprattutto a stimolare economicamente i rimpatri dei migranti sbarcati alle Isole Canarie.

Questo non è la prima volta che la Spagna cerca di difendere i suoi confini dalla migrazione con accordi e patti. Secondo il reportage della giornalista Jessica Cugine della rivista Nigrizia <<il patto non è nuovo . Già nel 1992 , quando ancora si era lontani da una realtà migratoria importante, il governo socialista di Filippe Gonzalez aveva siglato una intesa che impegnava i due paesi frontalieri a rimandare oltre confine , entro dieci giorni, chi entrava senza documenti. Jessica racconta inoltre che “Dopo Gonzàlez , tutti i governi successive , da Zapatero a Mariano Rajoy, si sono impegnati a negoziare trattati che ripercorressero l’accordo del 1992. Con minore successo però. Fino a Sanchez , che ha saputo far leva sull’orientamento delle politiche migratorie europee degli altri paesi, soprattutto la confinante Italia: pagare perchè il lavoro sporco dei respingimenti lo facciano i paesi africani di partenza”. Situazione analoga avviene in Libia grazie all’accordo siglato tra la guardia costiera libica e Italia. Tuttavia l’avvento del Covid-19, che ha provocato a marzo la chiusura totale delle frontiere di Ceuta e Melilla.

La rotta atlantica è cosi tornata a essere trafficata, diventando una delle più battute e anche delle più pericolose. Sono oltre 1500 i chilometri che separano Fuerteventura dal Senegal. Ed è da qui che, da inizio anno a fine ottobre, secondo i dati diffusi dall’Organizzazione mondiale internazionale per le migrazione(Oim), i richiedenti asilo partiti per le coste delle Canarie sono stati circa 11 mila (5 mila solo nel mese di ottobre). Un numero più che quadruplicato rispetto allo stesso periodo del 2019, quando si sono contati 2.557 migranti. Sempre l’Oim stima in almeno 414 le persone morte su questa rotta da inizio anno ( 212 nel 2019). 480 secondo Alarm Phone, da cui a fine ottobre è partito l’allarme del più grande naufragio del 2020 nell’atlantico. circa 140 i morti tra i 200 migranti che, dopo poche ore di navigazione, a largo di Saint Louis, è affondato per una esplosione legata, probabilmente, a un guasto del motore. Nonostante tragedie simili come queste, niente contribuisce a bloccare le partenze. Quando le vecchie rotte si chiudono. altre nuove o vecchie che siano, si riformulano contribuendo a riaggiornare continuamente quelli che per le medie sono solo bollettini di numeri, vivi e morti. Cifre che non si leggevano da tempo e che fanno trascrivere nuovi record. Come quello registrato novembre:1600 persone arrivate in sole 48 ore nelle isole di Gran Canaria, Tenerife ed El Hierro.

Il Parlamento europeo, mese scorso, ha discusso in una conferenza di alto livello per cercare di trovare soluzioni, mentre in mare riprendono le traversate. E la Commissione europea dopo l’incontro ha presentato un piano d’azione strategico sulla migrazione in cui si punta tanto sull’integrazione quanto sui rimpatri. “Le persone che arrivano in Europa per vie legali devono godere di pieni diritti e dobbiamo farle sentire ben accolte – ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen – Ma chi invece arriva per vie illegali e non ha diritto all’asilo o alla protezione internazionale, allora deve tornare a casa perché questo è l’unico modo per combattere il traffico di essere umani”.

Ma dall’altra parte ha ammonito Antonio Vitorino, direttore dell’Oim, Organizzazione internazionale per le migrazioni precisando che “Dobbiamo considerare che bisognerà far fronte ad una nuova ondata di sbarchi a causa dalla pandemia. I disordini in Sahel inoltre stanno avendo un impatto devastante in tutta l’Africa occidentale. Basti vedere cosa sta succedendo nell’Oceano Atlantico: centinaia di persone cercano di raggiungere le Isole Canarie ogni volta che il clima sembra favorevole ma in realtà le probabilità di non farcela sono altissime. L’Unione europea deve dare delle risposte in termini di ricerca e soccorso”.

Le Canarie, invece, si riorganizzano. Secondo la rivista Nigrizia «il ministro d’interno spagnolo ha già avviato la richiesta a riaprire i Cie di Gran Canarie e Tenerife, strutture detentive già utilizzate in passato per accogliere i migranti. Diversi albergatori, in mancanza di turismo, hanno offerto al governo le loro strutture». Tuttavia Si parla anche di riprendere i rimpatri facendo leva sui tre accordi bilaterali che la spagna ha già con gli stessi paesi da cui proviene la maggior parte dei richiedenti asilo che arrivano alle Canarie: Marocco, Senegal e Mauritania.

Secondo molti, però, i piani del governo non saranno particolarmente efficaci. El Confidencial ha spiegato che la strategia del governo è quella di tenere i migranti alle Canarie il più a lungo possibile e impedire che arrivino sul continente. Alcuni critici temono che le Canarie potrebbero diventare la “nuova Lampedusa” o una “nuova Lesbo”, alludendo ai notevoli flussi di migranti che sia l’isola italiana sia quella greca hanno dovuto gestire negli anni scorsi. Diverse associazioni per i rifugiati hanno infine notato che la crisi legata alla migrazione dall’Africa occidentale è peggiorata anche per via della difficoltà a utilizzare le vie legali per chiedere asilo, in Spagna come anche in Italia. [Musa  Drammeh, Arci-ecoinformazioni ]

Arci Como WebTV continua domani. [Dario Onofrio, ecoinformazioni]

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