27 gennaio/ Storie e persone

La nostra Giornata della Memoria • Fabio Cani. Il rischio che ricorrenze come quella della Giornata della Memoria si trasformi in un appuntamento rituale è, purtroppo, molto alto. Soprattutto se non ci si applica consapevolmente a far uso di quel processo che è appunto la memoria.

Troppo spesso, in effetti, si legge che la memoria è una sorta di magazzino, da cui recuperare quello che serve, anche in senso storico-politico: serve qualcosa sul nazismo? Aspetta, che vado a prenderlo. Qualcosa sugli ebrei? Ma certo, dev’essere in quello scaffale lì. I campi di concentramento fascisti? Ah no, quelli devono ancora arrivare…
No. La memoria non è un magazzino. La memoria è la capacità di usare quello che abbiamo messo da parte perché non vada perduto, sepolto definitivamente nell’incessante procedere della storia (personale, nazionale, globale). La memoria è (dovrebbe essere) una facoltà operante, non un mero elenco di vicende, per quanto importanti.
Se la pensiamo così, si capisce meglio l’importanza di un’occasione come la Giornata della Memoria, o – più in generale – di quello che abbiamo imparato a chiamare “calendario civile”, ma che ancora fatichiamo a rendere utile.
Dunque: la Giornata della Memoria vale per le operazioni che riusciamo a mettere in campo, ovvero per le relazioni che riusciamo a instaurare tra quanto è avvenuto (e ricordato) e quanto siamo oggi, per i nessi che riusciamo a costruire per usare (sì, per usare!) il passato. Senza attività non c’è memoria, per il semplice fatto che a nulla serve erigere monumenti nel deserto, se nessuna persona li può accostare e capire.
Ecco perché, per noi, per tutte le realtà che ogni anno si raccolgono intorno alla Giornata della Memoria (così come al 25 aprile, al Primo Maggio, alla Festa della Repubblica e via discorrendo), è importante fare memoria, cioè ricostruire operativamente le vicende passate nel nostro presente.
Se ne può cogliere l’esito in questa giornata che, collettivamente, abbiamo immaginato e concretizzato: storie e persone raccontano e costruiscono la memoria, di nuovo, ancora quest’anno come quelli precedenti, perché ogni volta serve qualcosa di più e di meglio.
Non si tratta di “attualizzare” la memoria perché la memoria è oggi, altrimenti non è.
Nel ricco programma di questo 27 gennaio (che va, ovviamente, a saldarsi con quello degli anni precedenti, così come si aggiunge alle tante narrazioni, ai tanti racconti che ogni giorno comunichiamo perché diventino, appunto, memoria viva) ci sono testimoni di intense vicende storiche (come Ines Figini, deportata dopo gli scioperi antifascisti del marzo 1944, o Nedo Fiano, deportato ad Auschwitz in quanto ebreo, o Lidia Menapace, che ha attraversato tutta la stagione dell’Italia democratica, dalla Resistenza a oggi), ci sono le ricostruzioni di storie che hanno rischiato di essere dimenticate (quelle di Anita Pusterla, di Sandro Nahmias, dei Reinach, dei Giusti del territorio comasco), ci sono le indicazioni per legare la memoria ad altri ambiti che solo superficialmente possiamo pensare distinti (lo sport, la scuola, la politica), le connessioni con momenti e processi fondamentali della vita democratica (la Costituzione, la giustizia) e poi ancora le suggestioni della poesia e della musica (Simone Savogin, i 7grani).
Contributi diversi, costruiti grazie alla disponibilità di molte persone e molte realtà, che a partire da oggi sono a disposizione di tutte e tutti.
Non pensiamo di aver esaurito gli argomenti, né di aver portato a termine il compito. Ma – appunto – la memoria è fatta per andare avanti. Insieme. [Fabio Cani]

DURANTE IL MATTINO

– Introduzione • Guglielmo Invernizzi, presidente provinciale ANPI Como. Ricordo della costituzione del Giorno della Memoria: Memoria per tutti, Memoria condivisa. Appello per un alleanza di tutte le forze democratiche e antifasciste al fine di difendere i valori della Pace, dei diritti umani, della democrazia e della giustizia climatica.

– Le deportazioni e le vicende della Ticosa • CGIL-CISL-UIL. La Ticosa, memoria del lavoro operaio, luogo di condivisione, lotta, formazione sociale, sindacale e antifascista. Solidale fino al sacrificio nel periodo nazifascista con arresti e deportazioni fra cui Ines Figini. Un luogo oggi abbandonato al degrado, privato della sua storia di cui resta testimone solitaria la grandiosa centrale termica.

– Intervista a Ines Figini, deportata comasca • a cura di Luca Fonsdituri. Operaia alla Tintoria Comense, nel marzo del 1944, durante lo sciopero generale Ines prese la parola in difesa dei compagni e delle compagne di lavoro che erano stati individuati dai fascisti come i “sobillatori” della protesta. Per questo, nella notte seguente, venne arrestata insieme agli altri e poi avviata alla deportazione in Germania. Prigioniera numero 76150, questo il numero tatuato sul suo braccio, anche dopo la fine della guerra dovette restare in un ospedale militare a causa di una grave malattia. Tornò a Como solo nell’ottobre del 1945. Negli ultimi anni della sua vita ha voluto testimoniare l’esperienza della deportazione in innumerevoli incontri, soprattutto con i ragazzi e le ragazze delle scuole.

– Lidia Menapace “Non si può vivere senza una giacchetta lilla”. La vita di Lidia Menapace percorre trasversalmente la storia della seconda metà del Novecento italiano, dalla Resistenza all’Italia patriarcale degli anni Cinquanta e Sessanta fino all’attualità. È una storia che Lidia ha vissuto da protagonista come attivista, come giornalista e come personaggio politico dell’epoca. Vai a tutti gli altri video di Lidia Menapace su Arci Como wwb tv.

– Il ruolo dello sport nelle dittature degli anni Venti e Trenta: propaganda e persecuzione • a cura di Patrizia Di Giuseppe, Istituto di Storia Contemporanea “P.A. Perretta”. Nel video si affronta il tema del ruolo che gioca lo sport nelle dittature fascista e nazista, strumento allo stesso tempo di propaganda e di persecuzione, fino al tragico epilogo delle guerre coloniali e della soluzione finale.

DURANTE IL POMERIGGIO

– Il norMALE è semplice • di Simone Savogin Ironico, anticonformista e dissacrante. Un racconto, uno spaccato di vita quotidiana condito dai peggiori stereotipi dell’uomo comune, quello semplice. Nella semplicità del male che, a volte, è normale, Simone Savogin, ci offre un’irriverente pezzo che graffia le coscienze. In quella ferita prova a far emergere tutte le contraddizioni del male che, a volte, è bene ricordare e non dimenticare.

– Due storie e una città • di Simone Savogin. Simone Savogin sfida la storia e la memoria in due storie in una città. Una stessa città, storie diverse nel tempo e nello spazio. Intrecci di vite e storie che offrono l’occasione di far emergere come il caso, il fato, l’occasione possono determinare il destino di pochi. In quel destino, in quella contingenza esiste la sorpresa che il ricordo, la memoria sono storie da non dimenticare.

– Nahmias, partigiano, da “Villa Triste” al Lager • a cura di Giuseppe Calzati, Istituto di Storia Contemporanea “P.A. Perretta”. La deportazione dei “politici” (antifascisti, partigiani, resistenti a vario titolo, donne, uomini e giovani) fu un aspetto rilevante dell’azione repressiva del nazifascismo. Attraverso la figura del comasco Sandro Nahmias, ebreo e partigiano di GL, si racconta una vicenda poco nota di impegno politico, amicizia e amore che condussero il protagonista ad affrontare le torture di “Villa Triste” a Milano e la deportazione a Mauthausen.

– Memoria e Costituzione • con Giuseppe Battarino e Luca Venneri. Come la libera espressione, libertà personali e ripudio della guerra sono entrati nella nostra Costituzione? Come lo sforzo dei nostri padri costituenti, memori del fascismo, hanno dato vita a diritti fondamentali della nostra Costituzione? L’intervento risponde a queste domande, proponendoci un dialogo serio e appassionato sulla Costituzione e la Memoria.

– Lidia Menapace • con interventi di Fabrizio Baggi, Giovanna Capelli, Alessandra Ghirotti, Celeste Grossi, Cristina Quadrio. La serie di video su Lidia Menapace, la partigiana pacifista, figlia di un deportato in Germania, protagonista della vita civile e politica italiana dal 1943 fino al 2020, sono un racconto a più voci, tra il personale e il politico, della ricchissima eredità che lascia a noi e soprattutto alle ragazze e ai ragazzi di oggi. Per valorizzare le energie dei giovani che fanno ancora oggi riferimento agli ideali di chi lottò contro il fascismo e il nazismo e per costruire un paese libero e non violento.

– Vecchi e nuovi Olocausti • Cristiano Negrini, Osservatorio Democratico sulle nuove destre. Il Giorno della Memoria non deve essere soltanto visto come il ricordo di una tragedia avvenuta nel passato, ma deve essere un monito e un insegnamento. Anche al giorno d’oggi, oltre alla crescita di movimenti e persone che si ispirano, direttamente o indirettamente, alle folli ideologie che hanno portato ai campi di sterminio, esistono situazioni che si possono definire come “nuovi Olocausti”, in cui uccisioni e privazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno. Accanto a quelle più conosciute, come il dramma della popolazione palestinese o quello del popolo curdo, ne esistono anche altre più vicine a noi e fatte passare sotto silenzio: i lager libici in cui sono rinchiusi migliaia di emigranti africani o il drammatico “gioco dell’oca” a cui sono sottoposti i richiedenti asilo che percorrono la rotta balcanica.

– Giusti tra le nazioni: storie comasche • a cura di Rosaria Marchesi, Istituto di Storia Contemporanea “P.A. Perretta”. Il racconto di chi sono i Giusti tra le nazioni, ovvero coloro che, durante la Seconda Guerra Mondiale, salvarono la vita anche ad un solo ebreo, a rischio di perdere la propria. Si approfondisce poi la storia di alcune comasche insignite di questa onorificenza dello Stato di Israele, con particolare riferimento alla figura di Luisa Colombo Andreani.

– A Scuola di Memoria: il numero e il nome • a cura di Civitas – Progetto città, con Bruno Magatti. L’intervento racconta come esiste una differenza nella forma e nella sostanza tra nomi e numeri. Esploriamo il mondo, non scontato, della memoria che parte necessariamente dal nome. Il nome in tal senso è valore e significato perché è identità di una persona, di un luogo, di una scuola. Il nome è sempre preludio a una storia che si riflette necessariamente nella storia.

– Se quei muri potessero parlare • Moni Ovadia. All’interno dell’ex carcere di Sant’Agata a Bergamo dove Gianfranco Maris fu imprigionato prima di essere deportato, una lettura di Moni Ovadia, accompagnato da Maurizio Dehò (violino) e Nadio Marenco (fisarmonica), che ricorda la figura di Maris, antifascista, partigiano, ex deportato, avvocato e senatore della Repubblica, un protagonista della cultura che ha saputo vivere appieno il Novecento con la consapevolezza del passato e l’immaginazione del futuro. L’iniziativa delle Fondazione memoria è stata realizzata il 24 gennaio 2021 con la collaborazione del Circolo Arci Maite , di Arci Lombardia e Arci nazionale.

– Anita Pusterla • a cura di Renato Tettamanti. Il video racconta la vita di Anita Pusterla, antifascista comasca che nella sua vita ha patito il confino di polizia e le carceri fasciste. Unica donna condannata nel cosiddetto “processone” contro i dirigenti del partito comunista nel 1928, la sua vita – a Como, in Italia e nell’allora Unione Sovietica – si intreccia con le vicende del Partito Comunista e con quelle generazione di donne e uomini che hanno combattuto per la nostra democrazia.

– Memoria individuale e collettiva • a cura delle Rete Italiana Antifascista con Luca Venneri, Matteo Dendena e Ardemia Oriani. Estratto dell’evento “50 anni di Piazza Fontana: ora che ricordo ancora”. Gli ospiti offrono un contributo sulle memorie individuali che assumono valore e significato per la collettività. Partendo dalla strage di Piazza Fontana la discussione abbraccia antifascismo e resistenza grazie al contributo prezioso di Ardemia Oriani (vicepresidente ANPI provinciale Milano). Vai al video dell’intero evento.

– La Memoria come missione politica • con Arturo Scotto, Articolo Uno. La memoria identifica eventi importanti e li ricostruisce all’ombra del presente. Ma gli eventi possono essere ricordati anche mediante l’impegno di una collettività che decide dell’importanza dei suddetti eventi. Lo scopo della Giornata della Memoria, istituita con la legge 211 del 2000 è  quello di non dimenticare mai questo momento drammatico del nostro passato di italiani ed europei, e il compito della Politica è quello di riannodare un passato che non passa, di dare un senso alla smemorata e superficiale società mediatica, di vigilanza affinché “simili eventi non possano mai più accadere”.

– Mio padre Nedo • a cura di Emanuele Fiano. “Io non sono venuto qui per arricchire la vostra cultura ma se possibile il vostro cuore. Non si possono uccidere milioni di persone se c’è la solidarietà”. Così era solito dire Nedo Fiano, tra gli ultimi sopravvissuti di Auschwitz, ai ragazzi delle scuole che incontrava per portare la sua testimonianza di deportato. Della sua drammatica esperienza in campo di concentramento, dove arrivò dopo essere passato da Fossoli insieme con altri undici membri della sua famiglia, è stato un testimone profondo e coinvolgente.

– Sulla giustizia di transizione • a cura di 6000 Sardine Como. Cosa succede quando uno stato passa da un regime totalitario a uno democratico? In questa transizione si deve fare giustizia. La Giustizia di Transizione percorre due strade principali. La prima è la giustizia retributiva che mette al centro i carnefici processandoli. La seconda è la giustizia restaurativa che mette al centro le vittime con le commissioni verità e giustizia. Entrambe, in diverse forme, hanno lo scopo di fare verità, memoria che diventa valore civile di un popolo. In questo ci confronteremo con due scritti: il primo di Hannah Arendt e il secondo di Nelson Mandela.


– I Reinach: da una vita agiata alla deportazione nel lager  • a cura di Carlo Galante, Istituto di Storia Contemporanea “P.A. Perretta”
. La famiglia ebrea di origine tedesca dei Reinach, residente a Milano e proprietaria di una villa di vacanze a Lanzo Intelvi, pagò a caro prezzo il ritardo nella fuga. Alcuni figli del vecchio Ernesto, fondatore della ditta Oleobliz, riuscirono a mettersi in salvo oltre confine, ma quattro componenti – il nonno, una figlia, un genero e un nipote – non sfuggirono alle SS: catturati e rinchiusi a San Vittore nel dicembre del ’43, furono subito deportati ad Auschwitz, da dove non fecero più ritorno.

DALLE 18.30

– 7grani “Neve diventeremo” • concerto in diretta streaming. La Memoria e la Resistenza: in ricordo di tutte le vittime del nazismo e del fascismo e ispirato dalla vita del partigiano istriano Radovan Ilario Zuccon deportato nel campo di concentramento tedesco di Buchenwald dai nazisti nel 1944.

La diretta dello spettacolo Neve diventeremo per Storie e persone si è svolta dalle 18,30 del 27 gennaio 2021. E’ possibile vedere la registrazione del concerto.

La giornata Storie e persone su ACWTV è stata organizzata da: ANPI Provinciale Como • ARCI provinciale Como • Articolo 1 Como •Associazione Lissi • Auser provinciale Como • CGIL-CISL-UIL • Civitas • Como senza frontiere • Ecoinformazioni • Fondazione Avvenire • Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” • Osservatorio Democratico sulle nuove destre • Partito Democratico Como • Partito della Rifondazione Comunista Como • Rete Italiana Antifascista • 6000Sardine Como • Sinistra Italiana Como.  

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