ARCI WEB TV COMO/ Palinsesto 14 novembre/ Musa Drammeh/ Le nostre identità

«Le nostre identità non sono mai statiche ma dinamiche, si formano e si trasformano continuamente nell’incontro e relazione con l’Altro… Abbiamo bisogno dell’Altro per essere quello che siamo…».  È un messaggio limpido ed emblematico quello posto, da Kossi Komla Ebri, “scrittore migrante” originario del Togo e conosciutissimo a Erba – dove ha lavorato come medico dell’ospedale fino alla pensione – con l’appellativo familiare di “dottor Kossi”. 

La ricca produzione scritta di quello che è stato presentato come “il più lombardo degli scrittori africani” – è giunto qui nel 1982 e risiede tuttora a Ponte Lambro, paese della moglie – conta numerose pubblicazioni e riedizioni, presentate e illustrate sul sito con allettanti anteprime: un cammino che dalle feconde radici africane e dell’esperienza della migrazione e della nuova realtà di vita declina in varie forme i temi dell’identità, dell’incontro, della reciprocità. In una intervista rilasciato al Correre di Como, lo scrittore si racconta e dice – ho iniziato a scrivere per la necessità di comunicare con gli italiani, di spiegare che sono un essere pensante con sentimenti ed emozioni come loro ma avevo anche bisogno di spiegare quelle situazioni di malintesi quotidiani che avvengono e che creano imbarazzo reciproco nel dialogo con lo “straniero” e sono dovuti all’essere diversamente visibile di quest’ultimo”. 
È una narrazione mai disgiunto da un’intensa attività associativa e culturale, con partecipazioni a convegni internazionali, interventi nelle scuole, pubblicazioni su giornali e riviste, impegni in diversi sodalizi: presidente e fondatore della Asae (Associazione Solidarietà Africana Erba), socio onorario di Les Cultures Onlus, fondatore e presidente onorario della Rete della Diaspora Africana Nera in Italia, a Lugano vicepresidente incaricato della Ricerca Scientifica dell’Istituto Panafricano di Lugano e vicedirettore del Centre d’Etudes des Réalités Africaines. 

Vi presentiamo un breve video in cui lo scrittore ci racconta della sua esperienza personale, prima come studente e poi come scrittore. il video fa parte di un confronto con scrittrici e scrittori presentato dalla Società Dante Alighieri.

Nel prossimo video vi presentiamo Il xv convegno dei centri interculturali organizzato dai maestri del mondo, in cui Kossi Komla Ebri ci presentata il suo libro Imbarazzismi Quotidiani imbarazzi in bianco e nero [Marna editore, 2002, 64 pagine disponibile anche on line].  Secondo lo scrittore «Ogni nero che vive in Italia ha un proprio ricco repertorio di imbarazzismi». È con questo neologismo, ideato da Kossi, che si susseguono episodi esilaranti, e inquietanti, di quotidiano razzismo spesso inconsapevole, «situazioni – afferma lo scrittore – che non rientrano nei casi di discriminazione crudele, violenta o quantomeno intenzionale, ma che rappresentano, in ogni caso, episodi di razzismo di piccolo calibro, che avvengono senza che il loro autore se ne sia reso propriamente conto». In realtà, non sono vere forme di razzismo ma ne rappresentano una sorta di anticamera. «Ho deciso di raccontare questi episodi, – continua lo scrittore – chiamandoli “imbarazzismi”, ovvero imbarazzi legati alla razza. Ad esempio, “ai bambini da piccoli viene detto spesso di fare i bravi per evitare che l’uomo nero li porti via o che il dottore li faccia la puntura e, di colpo, si ritrovano due paure concentrate in un’unica persona, nel dottore nero di nome Kossi». 
Il libro di “Imbarazzismi”, nella riedizione del 2013, comprende due volumi (“Imbarazzismi, quotidiani imbarazzismi in bianco e nero” e “Nuovi imbarazzismi, quotidiani imbarazzismi in bianco e nero/ a colori”) è una rassegna di circostanze che ogni giorno, inconsciamente, viviamo. 

All’inizio della pandemia tutti guardavano l’Africa come una potenziale bomba a orologeria, se nel caso Corona Virus fosse arrivato a sud del Sahara. Oggi possiamo dire che l’Africa non ha subito, nel breve tempo, il colpo che temevamo. Solo a fini luglio è stato superato il milione di casi di Covid-19 accertati nel continente, – i casi africani rappresentano il 5% dei contagi globali e il 3% delle morti-. Certo, la capacità di diagnosi di molti paesi africani è molto più bassa che nel resto del mondo, ma possiamo dire che l’impatto diretto del Covid-19 è stato meno forte del previsto. Quello che preoccupa, enormemente, è l’impatto indiretto, di cui noteremo gli effetti veri e propri nei prossimi cinque o dieci anni. Kossi interviene su questo tema e il suo impatto sulle comunità africane presenti sul territorio italiano, in un’intervista di cui vi presentiamo il video dove lo scrittori viene intervistato riguardo al tema del Covid-19

Il disagio sociale causa il razzismo oppure il razzismo provoca il disagio sociale? Questa potrebbe essere la domanda da cui partire per una riflessione su un tema quanto mai attuale. Ancora oggi, infatti, in una fase storica confusa, in cui i punti di riferimento sociali sembrano scomparsi, la paura dell’Altro e del “diverso” si insinua prepotentemente nella quotidianità. Nel seguente video  Pap khouma, affronta questa tema insieme a Matteo Dominioni e Francesca Paini. Pap khouma è un scrittore senegalese naturalizzato italiano che vive Milano, dove si è sempre occupato di cultura e di letteratura.

Non possiamo aspettare che sia troppo tardi per intervenire sul tema della povertà che ci tocca profondamente poiché il nostro futuro dipende da come affrontiamo tale problematica. Esoh Elamé è autore di numerose pubblicazioni scientifiche sui temi dell’intercultura e dello sviluppo sostenibile. Elamé insegna Pedagogia interculturale presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, esperto in problematiche interculturali, ambientali e dello sviluppo sostenibile che nel ambito di progetti europei svolge anche attività di ricerca era intervenuto sul tema: “La parola che cambia: Letteratura Migrante”. L’intervento si inserisce nel iniziativa: “Prima che sia troppo tardi – I poveri non possono aspettare”, un ciclo di incontri promossi per approfondire la Campagna degli obiettivi di sviluppo del millennio, presso la Casa Comboni, a Brescia. Attenzione: per problemi tecnici è possibile ascoltare l’audio solo dal 58″ di registrazione (inizio dell’intervento). 

La legge sullo Ius Soli (temperato) e Ius cultura che prevedono il riconoscimento della cittadinanza italiana ai ragazzi e alle ragazze che vivono in Italia da decenni e che qui magari sono nati, non è stata approvata dal Parlamento nel 2017. La legge sul cittadinanza se fosse stato approvato avrebbe portato delle doverose modifiche alla anacronistica legge 91 del 1992 che regola l’accesso alla cittadinanza. Dal 2017 ad oggi, sono passati davanti ben due governi, il primo nel arco di pochi mesi ha provato una controriforma sul diritto alla cittadinanza: i decreti sicurezza. un vero e proprio schiaffo alla costituzione italiana che garantisce dei diritti inviolabile, anche a coloro che risiedono (anche temporaneamente) sul territorio Italiano. Al secondo, invece, è evidente che manca il coraggio di guardare in faccia alla realtà e di cominciare a rappresentare Italia di oggi, quella che incontriamo per le strade, nelle scuole, nei luoghi di aggregazione. A oggi – dati Istat e del ministero delle istruzione – sono 1 milione i ragazzi e le ragazze che avrebbero il diritto alla cittadinanza italiana senza possibilità di accedervi. Tuttavia una parte dei parlamentari, tante associazioni di volontariato e singoli cittadini che operano al fianco dei migranti premono perché questa legge venga messa, ancora, in discussione e approvata. Se le nostre identità non sono mai statiche ma dinamiche allora bisogna costruire un Italia che sappia riconoscere e valorizzare le culture che si mischiano con la sua.

Dopotutto, perché tanti timori a riconoscere un diritto come quello della cittadinanza. il viceministro del ministero degli interni, Mauri interviene sulla modifica dei decreti sicurezza e la sfida che aspetta all’attuale governo. L’intervista è stata rilasciato al fanpage.

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